TIM HECKER


TERRITORY: Italy

TIM HECKER  è autore di una ricerca peculiare e innovativa dai primi “anni” 2000. La sua musica minimale, definita talvolta ambient strutturata, esplora l’intersezione tra rumore, dissonanza e melodia. Con la quadrilogia composta da Harmony In Ultraviolet (2006), An Imaginary Country (2009) e, soprattutto, gli acclamati Ravedeath, 1972 (2011) e Virgins (2013) si è imposto come uno degli esponenti di punta della musica elettronica contemporanea, sviluppando un nuovo modo d’intendere il ruolo del suono in termini di impatto fisico e percettivo.
Love Streams (2016)  e l’ultimo Konoyo (2018) hanno segnato una svolta nel suo sound, maggiormente improntato sulla melodia, il vocal loop e i suoni organici grazie anche alle collaborazioni con un ensemble vocale (per il primo) e percussionisti Gagaku giapponesi.
Tra le sue collaborazioni troviamo Ben Frost e Oneohtrix Point Never, con cui si è spesso ritrovato a condividere il palco oppure a collaborare in studio.

Lavora stabilmente nell’ambito della sound art e collabora con diverse compagnie di danza. Le sue performance dal vivo, intense ed avvolgenti sono state presentate nei più importanti festival di elettronica contemporanea quali Sonar, Mutek, Primavera Sound, Unsound, Vancouver New Music Festival e Transmediale oltre che in teatri (citiamo su tutti Barbican Theatre) e diverse chiese (citiamo la sua performance per organo ed elettronica nella Chiesa di Santa Cristina di Parma nel 2012).

DISCOGRAFIA SELEZIONATA: Radio Amor (Mille Plateaux, 2003); Harmony in Ultraviolet (Kranky, 2006); An Imaginary Country (Kranky, 2009); Ravedeath, 1972 (Kranky, 2011); Instrumental Tourist (Software, 2012) con Daniel Lopatin (Oneohtrix Point Never); Virgins (Software, 2013); Love Streams (4AD, 2016); Konoyo (Kranky, 2018)